Ogni tanto mi arriva un messaggio, o addirittura una telefonata, che comincia così:
“Tu che hai già pubblicato dei libri, come si fa a pubblicare un romanzo?”
È una domanda semplice, eppure nasconde un intero universo di aspettative, paure e sogni.
La verità è che non esiste un’unica risposta. Pubblicare un romanzo non è una formula: è un percorso fatto di scelte, errori, compromessi e tanta ostinazione.
Ho conosciuto diversi modi di entrare (e di restare) nel mondo dell’editoria.
C’è l’editoria tradizionale, quella che tutti sogniamo all’inizio: invii il manoscritto, ti immagini l’editor che lo legge e si innamora, e poi la magia dell’uscita in libreria. Solo che, spesso, non va così.
Le case editrici ricevono migliaia di testi e rispondono a pochi, perché in Italia tutti scrivono. Il tempo libero è aumentato, l’istruzione è migliorata e ci sentiamo tutti Dante Alighieri. Alcune di queste case editrici fanno ottimi lavori, non voglio demonizzare l’intera categoria. Tuttavia mi sento di aggiungere che, oltre a “sentirci scrittori”, ci sentiamo anche “editori”. Non so se notate il proliferare di giovani e moderne piccole case editrici. Alcune hanno anche ottimi propositi. Un consiglio: leggete sempre quello che propone il mercato, non scartate a priori, verificate, sperimentate… con saggezza. Non buttatevi nella mischia senza consapevolezza solo per convinzione, ma abbinate la responsabilità.
Continuando con la storia delle case editrici… Altre hanno forme innovative, come il crowfunding. Solo che, mi pare, ma poi vorrei conoscere anche il vostro pensiero, queste ultime siano più un gruppo di professionisti (editor, grafici, correttori di bozze) che si propongono per realizzare un prodotto finito a carico dello scrittore, ambizioso e volenteroso, che si sbatterà come un matto per vendere un’idea, un progetto. Appunto, vendere un qualcosa di non ancora finito. Non il prodotto libro, ma l’idea del libro. Tutto sulle povere spalle dello scrittore: ripeto, ambizioso, volenteroso, motivato, innamorato della propria storia, che a detta del team di professionisti vale la pena di essere letta. Sarà pur vero, anche a me l’hanno persino scritto riguardo il mio noir che tengo ancora sigillato nel cassetto. Mi hanno inviato pure il contratto da firmare. Hanno insistito con diverse mail di sollecito: non mi hanno convinto.
E poi ci sono le case editrici a pagamento, che promettono tutto (visibilità, distribuzione, stampa) ma chiedono contributi che spesso superano il guadagno dell’autore.
Dopo aver sbattuto la testa su tutto quello che vi ho raccontato, ho scelto la via dell’autopubblicazione consapevole.
Una strada faticosa, ma piena di libertà.
Significa imparare a gestire da soli ogni fase del processo: editing, grafica, impaginazione, stampa, comunicazione.
Da soli non significa che fai tutto tu nella penombra della tua stanza dedicata alla scrittura. Da soli significa scegliere le mosse, decidere quali professionisti contattare, quali grafici ti hanno proposto la copertina migliore, quale store scegliere, quale prezzo è il migliore per il prodotto che proponi.
Il libro è un prodotto “culturale”, mettitelo in testa prima che sia troppo tardi. Un prodotto che si vende deve soddisfare le esigenze del cliente, in questo caso del lettore. Non l’hai scritto per te, ma per un altro che lo leggerà e magari lo giudicherà. Sei pronto?
Tutto ciò ha un costo:
- in termini di impegno, oltre alla scrittura vera e propria comprende tutti i passaggi accennati prima, e poi
- in termini di denaro perché i professionisti si pagano.
Significa anche sbagliare, correggere, scoprire che il mondo editoriale è vasto e mutevole, e che per farsi sentire serve più di una buona storia: serve presenza, autenticità e costanza.
Ma attenzione, ribadisco ancora una volta: autopubblicare non è sinonimo di “fare da soli”.
Un buon libro nasce dal confronto: con un editor serio, con lettori beta, con professionisti della grafica o della comunicazione.
Non c’è nulla di male nel chiedere aiuto. Anzi, è parte del mestiere.
Se stai pensando di pubblicare il tuo romanzo, ti lascio alcuni consigli pratici:
-
Rileggi senza pietà. Un manoscritto finito non è mai “finito” davvero.
-
Investi nell’editing. Un occhio esterno può salvare il tuo testo da errori o debolezze narrative.
-
Informati sulle opzioni. Editoria tradizionale, self publishing, piccole realtà indipendenti: ogni scelta ha pro e contro. Valutale bene!
-
Sii curioso e paziente. Le scorciatoie in editoria non portano lontano. Non è una gara di velocità, ma una maratona. Devi saper dosare, valutare, decidere.
-
Non pubblicare per vanità, ma per necessità. Scrivi quando non puoi farne a meno.
Pubblicare è un atto di esposizione: significa dire al mondo “questa storia parla di me, anche se non lo dico apertamente.”
E quella vulnerabilità è la cosa più autentica che un autore possa offrire.
Alla fine, quando qualcuno mi chiede “come si fa a pubblicare un romanzo”, rispondo così:
Si fa scrivendo, riscrivendo, leggendo tanto e imparando a non arrendersi.
Il resto — la copertina, l’ISBN, le recensioni — viene dopo.
E, credimi, arriva.
Magari non come te lo immagini, ma nel modo giusto per te.
Per chi vuole iniziare sul serio
Se stai davvero pensando di pubblicare il tuo romanzo, e vuoi capire da dove partire, ecco qualche risorsa utile — testata da chi ci è passata (cioè me ).
1. Prima di tutto: l’editing
Il miglior investimento che puoi fare è un editor serio. Leggi la mia intervista a Linda Rossi qui
Non serve una “correzione bozze” al volo: serve qualcuno che legga il tuo testo con mente critica, e ti dica dove migliorare struttura, ritmo, personaggi, voce.
- Cerca tra editor freelance con esperienza narrativa
-
tramite gruppi Facebook dedicati agli scrittori italiani
-
Oppure chiedi consigli nei corsi di scrittura o ai tuoi lettori beta fidati.
Un buon editor è la differenza tra un manoscritto promettente e un libro che resta nel cuore.
2. Pubblicare in autonomia (senza svuotarsi il conto)
Se vuoi restare indipendente, ci sono piattaforme italiane serie che ti accompagnano passo passo:
Youcanprint: distribuzione online e in libreria, servizi professionali a scelta.
StreetLib: adatta agli autori che vogliono gestire tutto da soli, anche l’ebook. (Tanti si approcciano a questa piattaforma. A me, a dire il vero, non mi è piaciuta molto (ti bombardano di spam editoriale)
KDP Amazon: la più diretta, ma richiede un po’ di pazienza per capire le regole di formattazione e visibilità (Io ho scelto Amazon).
Prima di scegliere, leggi le condizioni, i diritti d’autore e le percentuali di guadagno.
L’autopubblicazione è libertà, ma anche responsabilità.
3. Copertina, illustrazioni e impaginazione
La copertina è la prima voce del tuo libro.
Se puoi, affidati a un grafico o illustratore che comprenda il tono della tua storia.
Per la parte tecnica (impaginazione e file pronti per la stampa), puoi usare:
-
Canva Pro o Affinity Publisher per i più autonomi.
-
Oppure chiedere supporto diretto a chi stampa (Youcanprint e StreetLib offrono assistenza grafica)
-
Oppure cercalo su Facebook, su Instagram. Il mio illustratore lo conoscevo già: Giorgio Sommacal. Leggi la sua intervista qui.
4. Far conoscere il tuo libro
Il libro finito non basta: serve una voce che lo accompagni.
-
Apri una newsletter (su Substack, per esempio
) per raccontare cosa c’è dietro la tua scrittura.
-
Crea un piccolo sito autore come questo, dove raccogli testi, eventi, curiosità. Io ho impiegato cinque anni per farlo crescere, per sperimentare, per trovare la mia voce autentica e non ho ancora terminato.
-
Racconta il tuo percorso sui social, ma senza trasformarti in un venditore: sii autentica, ironica, umana.
Ricorda: la promozione migliore è quella che nasce da una relazione vera con i lettori.
Non raccontate balle.
🌱 5. E soprattutto… continua a scrivere
Ogni libro pubblicato è solo una tappa.
Non aspettare che tutto sia “perfetto”: scrivere è un mestiere che si affina solo facendolo.
Ogni storia nuova è un piccolo passo verso la tua voce più autentica.
Se vuoi raccontarmi a che punto sei del tuo percorso, scrivimi o lascia un commento: mi piace ascoltare chi sta cercando la propria strada tra parole, sogni e bozze di romanzi.
Chissà, magari da una telefonata nasce un’altra storia.
