Ciao a tutti,
in questo periodo, in classe, stiamo leggendo Pera Toons, dei fumetti simpatici e molto divertenti.
Mi colpisce tantissimo il fatto che Alessandro Perugini, l’autore, riesca a giocare con le parole appena le vede. Ad esempio: uno dice “vado al cinema a vedere un film dove fanno a botte”… e lui pensa “ma allora vado al CIMENA?”.
Passa da battute lunghe a battutine velocissime. A volte ci sono anche battute senza senso, come il “baby setter”, cioè un cane che fa il babysitter. Poi ci sono giochi di parole che a volte devi pensarci un po’ per capirli.
Le mie battute preferite sono quelle con il doppio significato. Al secondo posto metto quelle che ti fanno riflettere qualche secondo prima di capirle, perché secondo me anche le battute hanno bisogno di ragionamento. Pensare, pensare, pensare.
Di solito le sue battute sono molto corte, e questa è una cosa che non mi piace tanto: io vorrei che Alessandro inventasse anche battute più lunghe, magari di sei pagine! Però, anche se sono corte, sono intense.
Il suono delle parole
Cambio argomento.
Molte volte mi capita di sentirmi come un alieno che non conosce l’italiano. Prendiamo la parola “bacio”, oppure “calcinacci”: perché hanno un suono così strano? Mi succede con tante parole.
Perché si dice “abbaiare” e non “camuffare”? Perché non si dice “carignone” invece di “calzino”?
Per me questi sono misteri irrisolti.
Chissà, magari un giorno scoprirò tutte le storie delle parole… di tutta la lingua italiana.
Provo a spiegare (più o meno)
Le domande di Tommaso sembrano strane… ma in realtà sono da veri scienziati delle parole!
Esiste infatti la linguistica, che studia le lingue (cioè tutte le cose complicatissime che diciamo senza accorgercene), e la fonetica, che studia i suoni (tipo: perché “calcinacci” sembra una parola che inciampa mentre cammina?).
Il fatto è questo: le parole non hanno sempre un motivo logico.
Cioè, qualcuno un giorno ha deciso che si dice “calzino”, e tutti: “Ok, va bene, calzino sia.”
E nessuno ha detto: “Scusate, ma ‘carignone’ suona molto meglio!”
Perché “abbaiare” si dice così?
Perché sembra proprio il verso del cane: abbaia.
Se i cani facessero “miao”, oggi diremmo:
“Il cane miaola fortissimo.” (e i gatti sarebbero molto offesi).
Insomma, le parole sono un po’ matte.
Cambiano, si trasformano, fanno quello che vogliono… e noi le seguiamo.
E forse è proprio questo il bello:
la lingua italiana è piena di misteri… e anche di piccole battute nascoste.
La linguistica studia le parole…
ieri ne ho inseguita una…
è scappata in un dizionario. 📖
Se non avete capito… era una battuta alla Pera Toons!
